{"id":2743,"date":"2011-10-17T12:32:12","date_gmt":"2011-10-17T12:32:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.thewildeye.co.uk\/blog\/?p=2743"},"modified":"2011-10-17T12:32:12","modified_gmt":"2011-10-17T12:32:12","slug":"interview-with-carole-andre","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.thewildeye.co.uk\/blog\/performers-directors\/interview-with-carole-andre\/","title":{"rendered":"Interview with Carole Andr\u00e9"},"content":{"rendered":"<p>Here&#8217;s an italian language piece on the actress Carole Andr\u00e9 that appeared in La Stampa on the 16th October, primarily about her role in Sergio Sollima&#8217;s <strong>Sandokan<\/strong>:<\/p>\n<blockquote><p>Era una fanciulla di 16 o 17 anni, dalla taglia piccola, ma snella ed elegante, dalle forme superbamente modellate, dalla cintura cos\u00ec stretta che una sola mano sarebbe bastata per circondarla, dalla pelle rosea e fresca come un fiore appena sbocciato. Aveva una testolina ammirabile con due occhi azzurri come l&#8217;acqua del mare, una fronte d&#8217;incomparabile precisione, sotto la quale spiccavano due sopracciglia leggiadramente arcuate e che quasi si toccavano. Una capigliatura bionda le scendeva in pittoresco disordine, come una pioggia d&#8217;oro, sul bianco busticino che le copriva il seno\u00bb.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, negli Anni 80 dell\u2019800, Emilio Salgari vide Marianna Guillonk, la perla pi\u00f9 preziosa dell&#8217;isola di Labuan, ed esattamente cos\u00ec la vedemmo, quasi cent&#8217;anni dopo, tutti noi, la sera del 6 gennaio 1976, quando sul primo canale Rai and\u00f2 in onda la prima puntata dello sceneggiato tv tratto dai racconti di Salgari. Carole Andr\u00e9 aveva poco pi\u00f9 di vent\u2019anni, ed era perfetta. Era la Perla di Labuan: \u00abSergio Sollima, il regista, aveva scritto la sceneggiatura con me in mente.<\/p>\n<p>Ci conoscevamo bene, nel 1967 a 14 anni avevo girato il mio primo film con lui, <strong>Faccia a faccia<\/strong>, un western con Gian Maria Volont\u00e9 e Tomas Milian, e per convincermi a fare Sandokan disse che senza di me avrebbe rinunciato a dirigerlo. Io non volevo farlo, avevo perso mia madre da poco, mio padre viveva negli Stati Uniti, non avevo alcuna intenzione di andare sei mesi in Asia a fare un film di sei ore. Ma Sollima insistette, e mi permise di tornare a casa quando la troupe si spost\u00f2 dalla Malesia all&#8217;India. Lui diceva che io e Kabir Bedi, che si era pagato il biglietto aereo per venire a fare i provini a Roma, eravamo assolutamente necessari, insostituibili. E cos\u00ec accettai\u00bb.<\/p>\n<p>E fu subito successo. Un successo immediato e travolgente. \u00abAvevo lavorato con Fellini, Visconti, Brusati, Risi, Ferreri, ero considerata un&#8217;attrice seria, drammatica, una ragazza promettente adatta a ruoli pesanti, difficili, intensi, facevo un cinema che non ti dava quel genere di popolarit\u00e0. Invece, dalla sera in cui fu trasmessa la prima puntata di <strong>Sandokan <\/strong>non potevo pi\u00f9 uscire di casa, i paparazzi mi seguivano ovunque, la gente impazziva. All&#8217;improvviso ero diventata come Madonna, come&#8230; Chi c&#8217;\u00e8 di cos\u00ec famoso oggi? Ecco, la mia vita \u00e8 cambiata da un giorno all&#8217;altro e in negativo. In fondo non avevo trovato la cura per il cancro, no? Avevo poco pi\u00f9 di vent&#8217;anni, quel successo non era un riconoscimento per aver fatto qualcosa di grande. Era uscito in tv uno sceneggiato che avevo girato un anno e mezzo prima, tutto qui\u00bb.<\/p>\n<p>Delle ragioni di quel successo, oggi Carole Andr\u00e9 si \u00e8 fatta un&#8217;idea: \u00abIl regista \u00e8 stato bravissimo a usare la tecnica del feuilleton, quella di Salgari stesso. Verso la fine di ciascuna puntata succedeva sempre qualcosa di drammatico che ti spingeva a vedere anche la puntata seguente. Poi \u00e8 stato il primo <strong>Sandokan<\/strong> girato sui luoghi veri: ne avevano gi\u00e0 fatti sei o sette, tutti a Cinecitt\u00e0, con attori romanissimi pitturati di scuro, poco credibili. Nel nostro, c&#8217;erano gli elefanti, i leoni, le tigri, le scimmiette&#8230; E le facce delle persone. Tutte le comparse erano locali, le spiagge erano quelle. Si sentiva. E infatti per la prima e unica volta uno sceneggiato tv \u00e8 stato rimontato in due film ed \u00e8 uscito in sala dopo essere stato visto da milioni di persone, ottenendo successo. \u00c8 incredibile, no?<\/p>\n<p>Una volta Maurizio Costanzo mi disse che, calcolato con i criteri attuali, il pubblico sarebbe stato pari a quello di una finale dei mondiali di calcio. Ancora oggi non riesco a capire come nessuno, alla Rai, abbia avuto l&#8217;idea di dargli un seguito. Gli americani sarebbero andati avanti dieci anni, con <strong>Sandokan<\/strong> 1, 2, 3, 4, 5&#8230; E io li avrei fatti, perch\u00e9 ormai tutti mi vedevano come Marianna, la fidanzata di Sandokan e trovare altri ruoli, per me, era un problema. Un regista, una volta, me l&#8217;ha detto: \u201cCarole, non ti posso prendere nel mio film. Se ti faccio un primo piano, la platea comincia a urlare: \u201cSandokan! Sandokan!\u201d\u00bb&#8221;.<\/p>\n<p>Storie di un&#8217;altra Italia, in cui tutti andavano regolarmente al cinema, i canali televisivi erano solo due, e la tv a colori era agli albori. Storie di un&#8217;Italia pi\u00f9 ingenua, forse, in cui gli ammiratori scrivevano a Carole Andr\u00e9 per sapere se davvero si era innamorata di Sandokan, e se le sarebbe piaciuto vivere \u00abnell&#8217;India misteriosa\u00bb: \u00abTenni una rubrica su Stampa Sera. La gente mi scriveva e io, che non parlavo ancora benissimo l&#8217;italiano, rispondevo con l&#8217;aiuto di una giornalista. Ricordo molte lettere di donne, la mia Marianna piaceva soprattutto a loro, cos\u00ec innamorata ma anche cos\u00ec desiderosa di libert\u00e0, indipendenza, cos\u00ec moderna\u00bb.<\/p>\n<p>Anticonformista, poco presenzialista, sinistrorsa (secondo i giornali di destra): anche cos\u00ec \u00e8 stata descritta Carole Andr\u00e9. Ma una ricerca sull\u2019archivio di gossip pi\u00f9 completo che c&#8217;\u00e8, quello di Internet, non d\u00e0 risultati significativi: \u00abE meno male &#8211; commenta lei -. Oggi faccio l&#8217;architetto, mi occupo di giardini, e lavoro un po\u2019 anche a Cinecitt\u00e0, nelle pubbliche relazioni, pi\u00f9 che altro perch\u00e9 soffrirei molto se dovessi abbandonare il mondo del cinema. Ci sono dentro da sempre, mia madre era un&#8217;attrice, Gaby Andr\u00e9, proprio a causa sua (io non volevo, ero molto timida) giro film da quando avevo 13 anni.<\/p>\n<p>E sono un&#8217;attrice, anche se ruoli belli per donne grandi ce ne sono pochissimi e giustamente li danno a chi ha sempre lavorato, la bravissima Sandrelli, Margherita Buy, Catherine Spaak. Io ho sempre avuto paura di invecchiare male, aspettando un nuovo film, di sentirmi brutta, di dovermi rifare il viso per sembrare giovane. Ho sempre pensato che avrei dovuto avere qualcosa di creativo su cui ripiegare, e l&#8217;architettura \u00e8 perfetta. Avrei tanto voluto passare dietro la macchina da presa, come regista o produttore. Ma quando lo dicevo, mi prendevano per matta: \u201cNo, no, tu sei un&#8217;attrice, lascia perdere\u201d. A quei tempi, non era un lavoro per donne\u00bb<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Here&#8217;s an italian language piece on the actress Carole Andre that appeared in La Stampa on the 16th October, primarily about her role in Sergio Sollima&#8217;s Sandokan<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[7],"tags":[937,938],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.thewildeye.co.uk\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2743"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.thewildeye.co.uk\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.thewildeye.co.uk\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.thewildeye.co.uk\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.thewildeye.co.uk\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2743"}],"version-history":[{"count":2,"href":"http:\/\/www.thewildeye.co.uk\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2743\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2745,"href":"http:\/\/www.thewildeye.co.uk\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2743\/revisions\/2745"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.thewildeye.co.uk\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2743"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.thewildeye.co.uk\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2743"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.thewildeye.co.uk\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2743"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}