{"id":56,"date":"2008-01-29T09:43:23","date_gmt":"2008-01-29T09:43:23","guid":{"rendered":"http:\/\/mattblake.wordpress.com\/?p=52"},"modified":"2008-01-29T09:43:23","modified_gmt":"2008-01-29T09:43:23","slug":"vittorio-vighi-rip","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.thewildeye.co.uk\/blog\/latest-news\/vittorio-vighi-rip\/","title":{"rendered":"Vittorio Vighi R.I.P."},"content":{"rendered":"<p>Another sad departure to report.  Vittorio Vighi wronte numerous films from the late 50s to the late 70s, most particularly on the comedy genre.  He was a regular scripter for the likes of Franco &amp; Ciccio (<b>Due marines e un generale<\/b>), Walter Chiari (<b>Due contro tutti<\/b>) and Lando Buzzanca (<b>Spia spione<\/b>).  He also dabbled with more serious material, most particularly <b>Probablity Zero<\/b>, an excellent war film directed by Maurizio Lucidi and satrring Henry Silva.<\/p>\n<p>Vittorio Vighi, bolognese di nascita e romano di adozione, l&#8217;abbiamo incontrato alla mostra dedicata agli umoristi promossa dalla Galleria &#8220;Athena Arte&#8221;. Grazie a questa mostra, \u00e8 nata l&#8217;idea di dedicare una serie di servizi a quelle che sono ancora &#8220;belle penne e belle menti&#8221;, ingiustamente dimenticate negli ultimi tempi.<br \/>\n<b>Vittorio Vighi, il suo essere umorista, disegnatore di vignette satiriche o surreali, \u00e8 stata una vocazione o una scelta dovuta ai casi della vita?<\/b><br \/>\nUna vocazione. I miei genitori mi avevano avviato alla Giurisprudenza, ma non era proprio il mio caso. Fin da quando ero bambino non ho fatto altro che disegnare, riempiendo tutto ci\u00f2 che trovavo, libri e quaderni, dove ci fosse un piccolo spazio disponibile.<br \/>\n<b>Come \u00e8 stato scoperto?<\/b><br \/>\nHo incominciato sulla fine degli anni &#8217;40, quando frequentavo il liceo e, poi, all&#8217;Universit\u00e0, a mandare le mie vignette a vari giornali e un bel giorno ho ricevuto una lettera di Vito De Bellis, allora editore e direttore del Marc&#8217;Aurelio, in cui mi diceva che lui e la redazione apprezzavano molto la mia opera. M&#8217;invitava a collaborare al giornale, per\u00f2 avrei dovuto trasferirmi a Roma. Era la fine del &#8217;51, inizio &#8217;52.<br \/>\n<b>E lei, che cosa ha fatto?<\/b><br \/>\nHo preso la mia valigetta, ho salutato i miei genitori e sono venuto a Roma.<br \/>\n<b>Va da s\u00e9 che il mondo ha perso un avvocato.<\/b><br \/>\nHo dato una dozzina d&#8217;esami e l\u00ec mi sono fermato. Non era proprio la mia vocazione. Oltre al Marc&#8217;Aurelio, in contemporanea collaboravo anche con altri giornali. Poi, \u00e8 finita la stagione dei giornali umoristici, anche il Marc&#8217;Aurelio ha chiuso e io, come tutti i miei colleghi, sono stato risucchiato dal cinema, radio e televisione come autori di testi, sceneggiatori.<br \/>\n<b>Qualche titolo?<\/b><br \/>\nQualche filmetto, per la Rai Tandem, Europa Europa, Buona sera con\u2026, Carta Bianca, Mi racconti una favola, Giallo sera e tanti altri. L&#8217;avventura \u00e8 durata una buona trentina d&#8217;anni, sono andato in pensione con Il pranzo \u00e8 servito, condotto prima da Corrado e poi da Claudio Lippi.<br \/>\n<b>Con la pensione, lo spirito umoristico vignettistico \u00e8 sparito?<\/b><br \/>\nTutt&#8217;altro, per\u00f2 non c&#8217;\u00e8 spazio. Non ci sono pi\u00f9 giornali che raccolgano pi\u00f9 firme, perci\u00f2\u2026e io ho recuperato una mia vecchia passione: la pittura. Il problema era rappresentato dal fatto che non era nelle mie corde dipingere marine o baite di montagna. Volevo trovare un filo che mi legasse al mio passato di umorista. Ci ho pensato, ho provato e da un anno ho trovato, penso, la strada, confortato anche dal parere dei critici, tra i quali Luigi Lambertini, Gianni Cascone, Raffaella Del Puglia.<br \/>\n<b>Qual \u00e8 la via trovata?<\/b><br \/>\nEccola.<br \/>\nE Vighi mostra i suoi quadri. Per capirne lo spirito, ecco un sunto di ci\u00f2 che ha scritto Gianni Cascone:<br \/>\n&#8220;Al di l\u00e0 delle illustrazioni del secolo moderno, dei ricordi personali e della memoria collettiva, il &#8220;fil muto&#8221; di Vighi declina senza fine la ricerca disperata di una identit\u00e0 sia pure minima, banale e consumistica. Le figure che ci hanno fatto sorridere, intenerire o sognare alla fine si trasformano in uno specchio di carta. \u00c8 su questa superficie, rugosa e fragile, che ci dobbiamo specchiare alla fine del secolo. L&#8217;emblema di noi stessi sta proprio in quegli omini-massa trasparenti che Vittorio Vighi, venendo dalla caricatura e dalla televisione, ha saputo creare e mettere contro lo sfondo di citt\u00e0 infernali&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Another sad departure to report. 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